Da alcune settimane ho ricominciato a guidare, dopo un decennio in cui la patente ha fatto compagnia agli acari, nel disordine creativo della mia scrivania. Un decennio, eh. Perché io odio guidare, e non soltanto per via di un’intermittente coscienza ecologica. Io non so guidare. ‘Gna faccio proprio a coordinare più azioni contemporaneamente: o mantengo la destra, o cambio le marce, o tengo la frizione. Senza cambio automatico sono morta. Rigo le fiancate e salgo sui marciapiedi perfino con la smart, che riuscirebbe a portarla un volpino con la zampa fratturata e l’occhio offeso. Non resisto al richiamo esasperante, quasi magnetico, degli specchietti retrovisori. Eppure avrò fatto minimo cinquanta guide con l’istruttore - Piero, amico fraterno e martire della motorizzazione - che è dirigente dell’UNASCA, mica un fesso qualsiasi. Lui, prima di salire in macchina, abbraccia moglie e creaturo; quando scende, s’inginocchia e bacia l’asfalto con la lingua. Il giorno in cui ho svoltato a destra senza invadere l’altra corsia, lui non ha retto all’emozione ed è scoppiato in lacrime (di fronte a noi sopraggiungeva un camion un po’ voluminoso). Finora, comunque, non ho mai travolto nessuno, giusto qualche rasetta asintotica ai pedoni, una lieve azzoppatura a una ritmo scassata - la mia prima denuncia di sinistro! - e il semi-investimento di un ciclista, molto anziano tra l’altro. Non è malaccio, suvvia.
Di solito i primi minuti di permanenza nell’abitacolo sono abbastanza civili. A culo stretto. Non appena giro a destra - so’ proprio negata, sarà un fatto politico - l’atmosfera s’incendia di epiteti in vernacolo che neanche il porto di Mola di Bari. La mia vastasaggine è a dir poco contagiosa: Piero, che è un tipo morigerato, si sbraca e comincia a commentare il volume mammario delle passanti, snocciolando i curricula di quelle più emancipate. E non finisce qui. Si gioca al toto-omicidio per allentare la tensione: questa è cozza vai avanti; quella è gnocca salvala; scansala a ’sta culona sennò ti sfonda la carrozzeria; peccato se prendi in pieno il bambino, dai. Ma è nel traffico che io do il meglio di me. Rievoco anime purganti e santi taumaturghi, alterno con perizia sbrocchi mistici ad apotropaismi pulp: i corn d’ dattand (le corna di tuo padre); u’ piccioun di mam’t (la figa di tua madre); chitemmuort, chitestramuort e c’ t’ và s’nè i camb’n a muort (chi ti è morto, chi ti è stramorto e chi ti suonerà le campane a morto); in coul a sor’t (in culo a tua sorella); mmocc attè (in bocca a te). Non disdegno, durante le manovre complesse, le bestemmie sincretiche apprese dalla bonanima di zio Rocchino - lui sì che aveva una parola buona per tutti - in cui piccioni, ciole e altre fascinazioni pagane si mischiano all’agiografia protocristiana.
Va detto, però, che quaggiù il codice stradale è rielaborato rispetto all’originale. La precedenza è una leggenda metropolitana, le strisce pedonali un touche eclat nel grigiore della strada, il clacson un antistress per sgranchire i polpastrelli, i cartelli installazioni d’arte concettuale. Per non parlare dei trattori sfreccianti. Veri e propri status symbol, prestigiosi emblemi della virilità rurale. Il trattorista tipico - l’uomo che non deve chiedere mai - è un grande amante della guida sportiva e non di rado provoca incidenti e tamponamenti a catena. Il barese standard, poi, adora socializzare mentre guida: inchioda di botto, abbassa il finestrino e si mette a spettegolare con chi capita, incurante delle urla da scannatoio degli automobilisti incolonnati. E lui, ovviamente, manco pe’ cazzo. Faccia di bronzo, braccio fuori dal finestrino e immancabili romanze di Angelo Cavallaro, Ciro Ricci, Maria Nazionale e Gianni Celeste a palla. Se non trova un demente con cui cicalare in mezzo alla strada, il minchione inchioda lo stesso per guardare se nel bar del corso ci stanno femmine da sfottere; intanto saluta a colpi di clacson pluritonale quegli scioperati degli amici suoi. Roba da plissettare le ovaie di una carmelitana scalza.
Ho letto che la smart è l’auto ideale per gli incontri erotici. ‘Sta scoperta mi ripaga di tutto. Secondo un sessuologo britannico, che ha scritto un manuale per fare all’ammore in macchina senza perforarsi il peritoneo col freno a mano, la piccola automatica sarebbe funzionale quanto la spaziosa Land Rover. Sciatica permettendo, mi propongo di sperimentare a breve le varie posizioni dello smartsutra. A costo di stuprare il carrozziere, litigatissimo coi congiuntivi ma bonazzo forte.
Giuro che stavolta vi aggiorno davvero.
Commenti recenti