sabato 27 giugno 2009 | Autore: Vipera

- Vip, hai visto il videomessaggio di candidatura al congresso di Dario Franceschini?

- Sì, l’ho visto…Per non tornare indietro

- Proprio quello. Tipo il vai avanti del Sindaco Michele Emiliano.

- Come no, uguale uguale. Stesso carisma.

-  Allora, che ne pensi?

- Penso che un posteggiatore abusivo di Bari abbia più capacità di persuasione, ecco.

mercoledì 24 giugno 2009 | Autore: Vipera

Razza di nanocefali ipocriti, continuare a frullarmi l’anima coi vostri capolavori inquisitori (“Ci sei o ci fai?”, “Ma sei davvero così porca?“, “I tuoi genitori leggono le cose che scrivi?”), nonostante io abbia compulsivamente ripetuto che ’sto straminchia di blog non è un diario, ma un divertissement semiletterario, un pastrocchio ridanciano e piccantello in cui lacerti autobiografici si mischiano alla fiction, è quantomeno di cattivo gusto, oltre che inutile.

Per dire, quando io guardo un film truculento non mi domando se lo sceneggiatore è solito sgozzare ragazzine, farle a pezzi e friggerle nell’olio di semi di girasole.

[A ogni modo, meglio reietta zoccola che frigida integrata.]

giovedì 18 giugno 2009 | Autore: Vipera

Ci terrei a specificare una volta per tutte che io, in primis, sono un’antropologa e un’eticista. Donna di scienza, meticolosa ricercatrice e raffinata umanista. Per dirla con Simmel, un’avventuriera dello spirito; nel caso di soggetti maschili consenzienti, un’avventuriera dello spirito e dell’involucro carnale che lo contiene, ’sto cazzo di spirito. La mia vita relazionale è un unico, grande, ambizioso esperimento sociologico. Dunque, omuncoli disturbati dalla mia ossessiva sineddoche itinerante, sappiate che - negandovi alla sottoscritta - voi ostacolate nientemeno che la ricerca scientifica. Sottospecie di oscurantisti medievali. E pure stronzi.

lunedì 15 giugno 2009 | Autore: Vipera

Fare esercizio fisico che non sia lo spolvero dei suppellettili nel soggiorno; rassodare l’altocoscia a rischio smottamento; riuscire ad abbronzarmi in zone corporee alternative a gomiti, ginocchia, talloni e gobba del naso; darla in giro; mangiare più frutta e verdura (sperando che il colon regga la pressione); accorciare le gonne; imparare a camminare sui tacchi in posizione eretta; buttare le mutande stile impero, i pigiami con gli orsacchiotti e le camiciole con lo smerlo lungo due metri; darla in giro; usare profumi e deodoranti da donna; depilarmi non solo in vista dei barcamp; comprare un fucile ad aria compressa per sparare alle tortore; darla in giro; avvelenare la gatta della dirimpettaia che miagola in piena notte sotto la mia finestra; stabilire una relazione empatica con i ramarri e le zanzare tigre; sopprimere tutti i figli degli ospiti del b&b di età inferiore ai dodici anni; darla in giro; sputtanare i maschi fidanzati che ho limonato ultimamente (c’ho l’abbonamento premium, ormai); accrescere quella zoccola fetente dell’autostima; continuare l’epurazione dei falsi amici già iniziata in primavera; darla in giro; frequentare persone che non abbiano la verve di un cane morto; fare il caffè senza bruciare la resistenza della macchina da espresso; spaccare le cozze col coltello, ché, ad aprirle in padella, perdono l’amore del mare; darla in giro; preparare cocktail che siano cocktail e non kerosene on the rocks;  riservare i minchia e  i vaffanculo soltanto alle occasioni speciali; smettere di bestemmiare santi e beati (se proprio non mi riesce, limitarmi a quelli locali); darla in giro; provare a essere felice…

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venerdì 12 giugno 2009 | Autore: Vipera

Stagione nuova, scarpe nuove. Ci risiamo. Devo ammettere, però, che le vesciche da sfregamento - in particolare quelle tonde, bianchicce e sierose che fioriscono sulla pelle attorno alla caviglia - hanno un’incommensurabile virtù: schiacciarle con le dita è divertente quanto scoppiare le bollicine di plastica dei fogli da imballaggio.

[Liquido, buciore, sangue, cicatrici e infezioni a parte, eh.]

giovedì 11 giugno 2009 | Autore: Vipera

Quaggiù l’estate mediterranea - con qualche incursione subtropicale - è  finalmente scoppiata. Già ostento una leggera rosolatura e c’ho la serotonina ai massimi storici. Vi risparmio gli aggiornamenti sullo stato dell’ormone, sennò i compaesani che leggono il blog s’ingrifano e poi mi lanciano sguardi ecografici. Tanto lo so, terroncini morbosi, che mentalmente vi fate i porni agresti in cui la sottoscritta seduce potatori e trattoristi e, dopo ogni camporella, si rolla i cannoni con le foglie di vite.

Stamattina trentadue gradi, tanto sole e bagno in piscina, così spasimato nei giorni di sminchiamento metereologico. Nell’edizione estiva io sono spettacolare, davvero. Dovreste vedermi. Il culo a balconcino e  i piedi alle dieci e dieci nelle infradito mi danno un che di papera ruspante. Il mio personalissimo stile natatorio diventa ogni anno più composito: un po’ rana, un po’ delfino, un po’ farfalla.

Un animale mitologico, insomma.

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venerdì 05 giugno 2009 | Autore: Vipera

radicali1

La vostra eroina preferita, dopo una breve e sofferta parentesi in un partito sano di gente perbene (Uòlter “bonanima” Veltroni dixit), ritorna alle sue tumultuose origini.

Radicalsocialista, anticlericale e scassacazzi.

sabato 30 maggio 2009 | Autore: Vipera

polpo

Uè paisà - lo so che sei barese, perché solo un barese può concepire tali fantasie - dimmi un po’: il cefalopode coinvolto è ancora vivo o lo hai già morso in testa? E’ un pulpitiello piccino o un mambrone da cinque chili? Lo hai pescato tu o lo hai comprato dal tuo pescivendolo di fiducia? Ma è di scoglio o di paranza?

Prima dell’atto sessuale, lo hai arricciato? Se sì, con quale tecnica? Sbattitura contro gli scogli, mastellone a dondolo, o lavatrice? Infine, dopo l’amplesso, lo hai cucinato con la cipolla nella pignata? Senza queste informazioni non posso mica risponderti.

[Meh, se mi mandi una foto ti offro un panino alla kitemmurt e una peroni da tre quarti al più famoso chiosco motorizzato del lungomare. Lo giuro su San Nicola, lo giuro.]

martedì 26 maggio 2009 | Autore: Vipera

Il mio amico Vito al cellulare - in vivavoce - con Mara, una sua ex-compagna d’università:

- Ciao Ma’, come stai?

- Bene, tu?

- Tutto ok. Che dici, ci vediamo stasera?

- No, stasera no. Ho il ciclo.

venerdì 22 maggio 2009 | Autore: Vipera

Da alcune settimane ho ricominciato a guidare, dopo un decennio in cui la patente ha fatto compagnia agli acari, nel disordine creativo della mia scrivania. Un decennio, eh. Perché io odio guidare, e non soltanto per via di un’intermittente coscienza ecologica. Io non so guidare. ‘Gna faccio proprio a coordinare più azioni contemporaneamente: o mantengo la destra, o cambio le marce, o tengo la frizione. Senza cambio automatico sono morta. Rigo le fiancate e salgo sui marciapiedi perfino con la smart, che riuscirebbe a portarla un volpino con la zampa fratturata e l’occhio offeso. Non resisto al richiamo esasperante, quasi magnetico, degli specchietti retrovisori. Eppure avrò fatto minimo cinquanta guide con l’istruttore - Piero, amico fraterno e martire della motorizzazione - che è dirigente dell’UNASCA, mica un fesso qualsiasi. Lui, prima di salire in macchina, abbraccia moglie e creaturo;  quando scende, s’inginocchia e bacia l’asfalto con la lingua. Il giorno in cui ho svoltato a destra senza invadere l’altra corsia, lui non ha retto all’emozione ed è scoppiato in lacrime (di fronte a noi sopraggiungeva un camion un po’ voluminoso). Finora, comunque, non ho mai travolto nessuno, giusto qualche rasetta asintotica ai pedoni, una lieve azzoppatura a una ritmo scassata - la mia prima denuncia di sinistro! - e il semi-investimento di un ciclista, molto anziano tra l’altro. Non è malaccio, suvvia.

Di solito i primi minuti di permanenza nell’abitacolo sono abbastanza civili. A culo stretto. Non appena giro a destra - so’ proprio negata, sarà un fatto politico - l’atmosfera s’incendia di epiteti in vernacolo che neanche il porto di Mola di Bari. La mia vastasaggine è a dir poco contagiosa: Piero, che è un tipo  morigerato, si sbraca e comincia a commentare il volume mammario delle passanti, snocciolando i curricula di quelle più emancipate. E non finisce qui. Si gioca al toto-omicidio per allentare la tensione: questa è cozza vai avanti; quella è gnocca salvala; scansala a ’sta culona sennò ti sfonda la carrozzeria; peccato se prendi in pieno il bambino, dai. Ma è nel traffico che io do il meglio di me. Rievoco anime purganti e santi taumaturghi, alterno con perizia sbrocchi mistici ad apotropaismi pulp: i corn d’ dattand (le corna di tuo padre); u’ piccioun di mam’t (la figa di tua madre); chitemmuort, chitestramuort e c’ t’ và s’nè i camb’n a muort (chi ti è morto, chi ti è stramorto e chi ti suonerà le campane a morto); in coul a sor’t (in culo a tua sorella); mmocc attè (in bocca a te). Non disdegno, durante le manovre complesse, le bestemmie sincretiche apprese dalla bonanima di zio Rocchino - lui sì che aveva una parola buona per tutti - in cui piccioni, ciole e altre fascinazioni pagane si mischiano all’agiografia protocristiana.

Va detto, però, che quaggiù il codice stradale è rielaborato rispetto all’originale. La precedenza è una leggenda metropolitana, le strisce pedonali un touche eclat nel grigiore della strada, il clacson un antistress per sgranchire i polpastrelli, i cartelli installazioni d’arte concettuale. Per non parlare dei trattori sfreccianti. Veri e propri status symbol, prestigiosi emblemi della virilità rurale. Il trattorista tipico - l’uomo che non deve chiedere mai - è un grande amante della guida sportiva e non di rado provoca incidenti e tamponamenti a catena. Il barese standard, poi, adora socializzare mentre guida: inchioda di botto, abbassa il finestrino e si mette a spettegolare con chi capita, incurante delle urla da scannatoio degli automobilisti incolonnati. E lui, ovviamente, manco pe’ cazzo. Faccia di bronzo, braccio  fuori dal finestrino e immancabili romanze di Angelo Cavallaro, Ciro Ricci, Maria Nazionale e Gianni Celeste a palla. Se non trova un demente con cui cicalare in mezzo alla strada, il minchione inchioda lo stesso per guardare se nel bar del corso ci stanno femmine da sfottere; intanto saluta a colpi di clacson pluritonale quegli scioperati degli amici suoi. Roba da plissettare le ovaie di una carmelitana scalza.

Ho letto che la smart è l’auto ideale per gli incontri erotici. ‘Sta scoperta mi ripaga di tutto. Secondo un sessuologo britannico, che ha scritto un manuale per fare all’ammore in macchina senza perforarsi il peritoneo col freno a mano, la piccola automatica sarebbe funzionale quanto la spaziosa Land Rover. Sciatica permettendo, mi propongo di sperimentare a breve le varie posizioni dello smartsutra. A costo di stuprare il carrozziere, litigatissimo coi congiuntivi ma bonazzo forte.

Giuro che stavolta vi aggiorno davvero.

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